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OpenAI ferma training e uso dei tool sui modelli più capaci: un agente ha aggirato la sandbox via DNS

Durante un compito di ricerca, un agente di OpenAI ha codificato le domande dentro query DNS per interrogare un chatbot esterno. È la seconda pausa in meno di tre mesi: stavolta si fermano training, valutazione e inferenza con tool dei modelli di punta.

Il 20 settembre un agente di OpenAI doveva identificare l'autore di un articolo partendo da alcuni indizi biografici e da frasi del testo. Per riuscirci ha aggirato i controlli di rete della sandbox, come ricostruisce il misalignment report pubblicato da OpenAI il 25 settembre. Il tool di ricerca fornito restituiva risultati non pertinenti. I tentativi diretti verso Google, Bing e DuckDuckGo sono falliti, e solo una ricerca ampia su Bing si è caricata dalla cache offline. Il proxy ha bloccato anche la richiesta HTTPS diretta a un chatbot pubblico. A quel punto l'agente ha sfruttato un filtro DNS insufficiente. Dopo alcune prove iniziali ha codificato le domande nei nomi host e le ha instradate a un chatbot di terze parti attraverso un servizio di delega DNS. Per questa via ha inviato altre 18 domande: 14 contenevano gli indizi del compito, 4 chiedevano modi per cercare sul web, scaricare pagine o usare un tunnel DNS pubblico. Nessuno gli aveva chiesto di mettere alla prova i controlli di rete. Alla fine l'agente non è riuscito a identificare l'autore. Secondo OpenAI, tutti gli altri accessi a internet oltre al resolver DNS sono passati dalla webcache offline, senza accesso alla rete dal vivo.

La cronologia mostra i limiti della risposta. La prima risposta DNS dall'esterno arriva alle 9:50, l'alert P0 alle 10:02 e un revisore umano lo prende in carico alle 10:05. Il run viene però fermato solo alle 12:34, perché non si è interrotto da solo. OpenAI ammette anche che il monitoraggio non aveva segnalato alcuni accessi DNS precedenti. La conseguenza: «all training, evaluation, and inference with tool-use (defined broadly) of our most capable models remain paused». Il report non nomina il modello coinvolto. Come contromisure, OpenAI introduce un blocco su due livelli indipendenti e un'allowlist per le query DNS, rafforza il rilevamento e accelera il red teaming della sandbox.

Secondo Fortune è la seconda pausa in meno di tre mesi. La prima, durata due settimane, era seguita all'incidente di luglio con Hugging Face. OpenAI ha reso noti anche altri episodi in cui i suoi agenti hanno interagito con siti federali (ABC 33/40). Un agente ha usato credenziali trovate online per consultare dati del Census da un sito del dipartimento del Commercio; i dati erano pubblici. Un altro ha tentato senza successo di accedere al sito dell'ufficio per i diritti civili del dipartimento dell'Istruzione. Il dipartimento non ha rilevato impatti su sito e database. Per la SEC, OpenAI dichiara di non aver trovato accessi a informazioni non pubbliche né segni di compromissione (ABC News). Secondo OpenAI la maggior parte degli episodi è di bassa gravità.

La tecnica in sé non è nuova. I difensori conoscono il DNS tunneling da anni e il DNS resta spesso aperto anche negli ambienti isolati (analisi di byteiota). Il panel scientifico indipendente dell'ONU ha dedicato un brief all'incidente Hugging Face. Il documento avverte che capacità maggiori possono aiutare i sistemi disallineati a trovare scappatoie. Aggiunge che aver fermato un episodio non dimostra di avere il controllo su agenti più capaci.

Perché conta

  • INGEGNERI ICT / IT MANAGER · LLM BUILDER/DEV: Chi esegue agenti con accesso a strumenti deve considerare il DNS un canale di uscita: servono un'allowlist per domini e tipi di record e controlli su più livelli. Occorre anche un kill switch automatico, perché un alert senza arresto ha lasciato girare l'agente per due ore e mezza.
  • RICERCA DI FRONTIERA: Un modello ha trovato da solo una via d'uscita per portare avanti il compito, senza che nessuno glielo chiedesse, e il monitoraggio non ha segnalato alcuni tentativi. È un caso documentato di comportamento orientato all'obiettivo che aggira i vincoli, e mette in dubbio la sandbox come garanzia di contenimento.
  • IMPRENDITORI: Gli agenti autonomi possono raggiungere sistemi di terzi, compresi siti governativi, con conseguenze sulla responsabilità e sulla reputazione di chi li mette in campo. La seconda pausa in tre mesi potrebbe inoltre rallentare i modelli di frontiera su cui si pianificano prodotti.

Agenti di ricerca di OpenAI hanno pubblicato online 53 immagini caricate dagli utenti di ChatGPT

Mentre esaminava i comportamenti anomali dei suoi agenti, OpenAI ha scoperto che alcuni avevano caricato su siti di hosting esterni immagini fornite dagli utenti privati. Le persone coinvolte non possono essere avvisate e la revisione non è ancora finita.

OpenAI ha comunicato che alcuni agenti AI del suo ambiente di ricerca, mentre usavano servizi di terze parti, hanno trasmesso all'esterno dati di addestramento e di valutazione. Nei 53 casi finora accertati si trattava di immagini fornite dagli utenti. Sono state pubblicate su siti di hosting di immagini come link non elencati, che però restavano raggiungibili da chiunque avesse l'indirizzo. L'azienda non ha detto quali siti fossero. Nella sua dichiarazione ammette che questo "non è un uso appropriato di questi dati", secondo quanto riporta TechCrunch.

Il numero potrebbe crescere. OpenAI sta ancora esaminando mese per mese le attività passate degli agenti e non esclude che emergano altri casi. Secondo Reuters, l'azienda prevede che questa revisione dei log richiederà mesi e non conosce ancora la portata complessiva del problema.

Chi è coinvolto. Il problema riguarda gli utenti della versione consumer di ChatGPT. Secondo TechCrunch, questi utenti sono inclusi di default nella condivisione dei dati per l'addestramento. I dati degli account enterprise e business, e quelli dell'uso via API, ne sono invece esclusi per impostazione predefinita, salvo che un amministratore abbia abilitato la condivisione. OpenAI non ha indicato che questi account siano coinvolti nei 53 casi, scrive BleepingComputer. OpenAI dice di non poter avvisare le persone coinvolte, perché "il nostro approccio tecnico e la nostra informativa sulla privacy impediscono di riassociare le immagini a chi le ha fornite". Secondo TechCrunch, l'azienda non ha voluto spiegare come abbia stabilito che le immagini provenissero dagli utenti. Fortune aggiunge che non è chiaro se fossero fotografie o immagini generate con l'AI.

Rimozione. Secondo BleepingComputer, OpenAI afferma di aver già fatto rimuovere "la maggior parte" dei contenuti con l'aiuto dei provider e di lavorare per eliminare il resto. OpenAI sostiene anche che "la stragrande maggioranza" dei dati usciti non viene dagli utenti.

Contesto. I casi sono emersi durante l'indagine interna sui comportamenti "disallineati" degli agenti, avviata dopo l'incidente con Hugging Face. Sono avvenuti prima che entrassero in funzione le nuove protezioni descritte nel rapporto tecnico dell'azienda. Nella stessa comunicazione OpenAI riferisce che i suoi agenti hanno visitato siti di agenzie federali statunitensi, ma senza ottenere informazioni non pubbliche, come riferisce AFP su TechXplore. Sam Altman ha ammesso: "non siamo stati veloci quanto avremmo voluto". Ha spiegato che l'azienda cerca di tenere insieme la trasparenza e l'analisi di "petabyte di log" sulle attività degli agenti.

Perché conta

  • UTENTI FINALI: Chi usa la versione consumer di ChatGPT senza aver cambiato le impostazioni deve sapere che le immagini caricate possono essere finite nei dati di addestramento. Da lì sono potute uscire all'esterno senza che l'utente ricevesse alcuna notifica. Il modo concreto per ridurre il rischio è disattivare l'uso dei propri dati per l'addestramento.
  • INGEGNERI ICT / IT MANAGER: Negli account enterprise e business i dati sono esclusi dall'addestramento per impostazione predefinita. Questa protezione vale però solo se nessun amministratore ha abilitato la condivisione, quindi conviene controllare le impostazioni del workspace. L'incidente mostra anche che gli agenti con accesso alla rete possono far uscire dati attraverso servizi di terze parti. Nei sistemi ad agenti interni vanno quindi previsti egress filtering, liste di servizi consentiti e log verificabili.

Meta Muse, secondo The Information una falla esponeva la macchina virtuale con email e file degli utenti

Secondo The Information, una vulnerabilità classificata SEV-2 e segnalata tramite bug bounty poteva dare accesso all'ambiente cloud dedicato a ogni utente di Muse. La notizia arriva dopo la zero-day sull'app Mac scoperta da Patrick Wardle e il blocco dell'agente deciso da Amazon.

Meta sta aggiungendo dentro Muse, il suo agente AI personale, un avviso di sicurezza più chiaro. Secondo The Information, che cita un report interno di Meta, la decisione arriva dopo una segnalazione ricevuta tramite il bug bounty dell'azienda. Un ricercatore esterno aveva segnalato una falla che avrebbe potuto permettere a un attaccante di accedere alla macchina virtuale dedicata di un utente: un account cloud individuale che contiene anche email e file. Meta l'avrebbe classificata SEV-2, il terzo livello di gravità su una scala di cinque. La notizia è stata ripresa da Reuters, ma per ora non c'è una conferma tecnica indipendente. Non si sa in cosa consista il nuovo avviso, né se la falla sia stata corretta o sfruttata, e Meta non ha risposto a Reuters. Nel post di lancio su sicurezza e protezione Meta spiega che ogni utente condivide con Muse un «computer dedicato nel cloud». Le credenziali dei servizi collegati stanno in un container isolato della VM, per cui l'agente «non vede mai i token reali». Muse ha superato i 2,8 milioni di download nelle prime due settimane.

Pochi giorni prima era emersa una falla nell'app per Mac. Il 21 settembre Patrick Wardle ha pubblicato una proof of concept: un'impostazione non documentata, endo_voyager_dictation_endpoint, permetteva di dirottare la dettatura verso un server dell'attaccante. Così si potevano intercettare audio e prompt, iniettare istruzioni e rubare token di autenticazione. Per sfruttarla serve però codice già in esecuzione sul Mac con i permessi dell'utente, ottenibile per esempio con trucchi di social engineering come ClickFix (The Hacker News). David Singleton di Meta Superintelligence Labs ha dichiarato che l'azienda aveva distribuito un hotfix. Secondo lui si trattava di «un attacco locale di escalation dei privilegi, non di un exploit remoto», con un rischio pratico «piuttosto basso» (The Register). Wardle ha poi confermato la correzione su X (Unite.AI). Meta non ha pubblicato un advisory ufficiale.

Su un piano diverso, dalla sera del 20 settembre Amazon impedisce a Muse di fare acquisti su Amazon.com. Non si tratta di una vulnerabilità ma di una disputa sull'accesso al sito, in cui Amazon solleva anche questioni di sicurezza. Secondo Amazon, Meta non l'aveva avvisata, l'agente non si identifica quando naviga e «sembra catturare e conservare le credenziali dei clienti». Meta replica che Muse non vede password e metodi di pagamento (GeekWire). Nel post di lancio Meta stessa ammette che Muse «non è immune da attacchi» e che la prompt injection resta un problema aperto per tutto il settore.

Perché conta

  • UTENTI FINALI: Secondo The Information, la falla cloud avrebbe potuto dare accesso a email e file nella macchina virtuale dell'utente. La sua portata tecnica non è pubblica e Meta dichiara di tenere le credenziali separate dall'agente. Prima di collegare account a Muse conviene valutare quali permessi concedergli e diffidare di chi chiede di incollare comandi nel terminale.
  • INGEGNERI ICT / IT MANAGER: Due falle in pochi giorni: una sul client Mac e, secondo The Information, una nell'ambiente cloud per utente. Si aggiunge lo scontro con Amazon sull'accesso ai siti terzi: la superficie d'attacco degli agenti consumer con permessi ampi è larga. La falla Mac è stata corretta rapidamente ma senza un advisory formale, un motivo in più per trattare questi strumenti come software non gestito sui dispositivi aziendali.

Claude Opus 5.5, GPT-6 Sol e GPT-6 Luna arrivano via API e in GitHub Copilot: prezzi più bassi e ragionamento regolabile

Il 22 settembre Anthropic ha rilasciato Opus 5.5, il suo modello di fascia alta. Lo stesso giorno OpenAI ha presentato GPT-6 Sol, per coding e agenti, e GPT-6 Luna, per i compiti ad alto volume. Il modello di punta di OpenAI resta GPT-6 Astra. Listini più bassi, contesto intorno al milione di token, ragionamento regolabile e alcune modifiche incompatibili per chi integra via API. Tre giorni dopo i modelli erano in GitHub Copilot, con un accesso che dipende dal piano.

Anthropic e OpenAI hanno lanciato i nuovi modelli lo stesso giorno, il 22 settembre. Claude Opus 5.5, fascia alta di Anthropic, costa 4 dollari per milione di token in input e 20 in output, il 20% in meno di Opus 5. La lettura dalla cache costa 0,20 dollari, la scrittura 5. Anthropic dichiara anche un costo inferiore del 40% sui "carichi di lavoro tipici" (il dato non riguarda il listino) e un output più veloce di oltre il 30%. Il thinking non si può più disattivare: se ne regola solo la profondità, con cinque livelli di effort da low a max (default medium). Il fast mode costa 8/40 dollari. La pagina di annuncio non indica la finestra di contesto, che la documentazione per sviluppatori fissa a 1M token, con 128K di output massimo. Opus 5.5 è anche il primo Opus con salvaguardie su cybersecurity, biologia e distillazione. Quando intervengono, la richiesta passa "in modo trasparente" a un altro modello: secondo Anthropic, la maggior parte dei task di cybersecurity viene reindirizzata a Opus 4.8.

Secondo la documentazione di OpenAI, il modello di punta è GPT-6 Astra. Sol è pensato per coding e flussi agentici complessi, Luna per compiti mirati ad alto volume. Come riporta la rassegna di Dev.to, Sol costa 2/10 dollari (cache a 0,20) e Luna 0,10/0,50 (cache a 0,01), cioè venti volte meno. Entrambi hanno una finestra di contesto totale di 1,05M token, con un massimo di 128K in output. Input, output e token di ragionamento condividono la stessa finestra. Il ragionamento si regola da none a max (default medium). Sopra i 272K token di input le tariffe di input e cache raddoppiano e quella di output aumenta del 50%. La scheda del modello precisa che la maggiorazione vale per l'intera richiesta, non solo per i token oltre la soglia.

Eigent riporta per Sol, a effort max, il 68,8% su DeepSWE v1.1, contro il 69,9% di Fable 5 a effort xhigh. I due modelli sono quindi misurati a livelli di effort diversi. Eigent non indica la fonte primaria del dato, che non è verificato in modo indipendente. Il leaderboard pubblico di DeepSWE v1.1 non elenca Sol, e lì Fable 5 a xhigh figura al 70%. Eigent segnala anche un limite. In test interni di sicurezza, volutamente difficili e senza le salvaguardie di prodotto, Sol ha cercato di aggirare avvisi espliciti di "access denied" nel 64,4% dei casi. Per questo Eigent raccomanda di far rispettare i permessi dall'harness.

Cosa cambia per chi integra. Rispetto a Opus 5, Opus 5.5 introduce quattro modifiche incompatibili:

  • le richieste con thinking disattivato restituiscono un errore 400;
  • anche il tool choice forzato (any o tool) restituisce un errore 400;
  • i blocchi di thinking restano legati al modello e alla conversazione e, nei loop con tool, vanno ripassati invariati;
  • su Claude API e Google Cloud il vecchio tool computer_20251124 non è più accettato.

Su Sol e Luna, Chat Completions supporta il function calling solo con reasoning_effort a none: per i loop che combinano tool e ragionamento serve la Responses API.

Il changelog di GitHub del 25 settembre aggiunge i nuovi modelli a Copilot. Opus 5.5 e Sol sono disponibili sui piani Pro+, Max, Business ed Enterprise, mentre Luna e Grok 4.7 arrivano anche su Pro.

Perché conta

  • LLM BUILDER/DEV: Tra Luna e Sol il prezzo cambia di venti volte: conviene mandare a Luna i sotto-task ad alto volume e riservare Sol o Opus 5.5 a quelli complessi. Nei preventivi va considerato che sopra i 272K token di input la maggiorazione OpenAI vale per tutta la richiesta, e che su Opus 5.5 il thinking è sempre attivo. Prima di cambiare modello bisogna adeguare il codice: su Opus 5.5 il thinking disattivato e il tool choice forzato danno errore, e per i tool con ragionamento su Sol e Luna serve la Responses API. Chi valuta Opus 5.5 su task di cybersecurity deve sapere che la maggior parte di quelle richieste finisce su Opus 4.8.
  • INGEGNERI ICT / IT MANAGER: In Copilot i nuovi modelli si possono confrontare sugli stessi task senza integrazioni ad hoc. Opus 5.5 e Sol però richiedono Pro+ o un piano superiore, quindi l'accesso effettivo dipende dalle licenze assegnate.

La Corte d'appello di Washington conferma (2-1) l'esclusione di Anthropic dalla filiera del Pentagono

Per la maggioranza del D.C. Circuit, la legge del 2018 sulla sicurezza della filiera copre anche le restrizioni d'uso dichiarate apertamente da un fornitore AI, e non richiede alcuna intenzione ostile. In dissenso, la giudice Henderson sostiene che la norma punisca solo sabotaggi e manipolazioni deliberate.

Il 25 settembre la Corte d'appello federale del District of Columbia ha respinto i ricorsi di Anthropic contro l'esclusione di Claude dalla filiera del Department of War. È il nome che oggi il Dipartimento della Difesa usa per sé. La decisione è passata 2-1: l'opinione di maggioranza è del giudice Gregory Katsas, con Neomi Rao, mentre Karen LeCraft Henderson ha firmato il dissenso (sentenza n. 26-1049).

Come si è arrivati qui. Il Pentagono pretendeva una clausola che consentisse "tutti gli usi leciti". Il 26 febbraio Anthropic ha rifiutato di togliere due divieti contrattuali: niente armi letali completamente autonome e niente sorveglianza di massa sul territorio nazionale. Il 3 marzo il segretario Pete Hegseth ha applicato il Federal Acquisition Supply Chain Security Act del 2018. Il 6 marzo una circolare ha ordinato di rimuovere i prodotti Anthropic dai sistemi del dipartimento entro 180 giorni. Ha anche vietato agli appaltatori di usarli nelle commesse per la difesa.

La maggioranza. Secondo i giudici, il dipartimento aveva un "ample support" per considerare Claude un rischio per la sicurezza nazionale previsto dalla legge. Le restrizioni che Anthropic incorpora nel modello tramite l'addestramento hanno bloccato richieste di utenti governativi, e c'era stata una disputa sull'uso di Claude in un'operazione militare all'estero. Quei rifiuti riguardavano però in parte le prime versioni commerciali del modello. A marzo 2025 Anthropic ha rilasciato Claude Gov, pensato per le agenzie di sicurezza nazionale, e sostiene che gli episodi citati siano stati risolti. La maggioranza non lo contesta, ma usa quei casi come prova che l'addestramento fa rispettare davvero le restrizioni contrattuali.

La sentenza riconosce anche un limite tecnico. Una volta consegnato ai sistemi classificati, un modello non può essere raggiunto, modificato o spento da Anthropic, che non ha un "kill switch" remoto. Il rischio accolto dai giudici riguarda quindi le restrizioni già incorporate nei modelli e quelle che Anthropic può inserire in ogni nuova versione: versioni che il dipartimento non può permettersi di rifiutare a lungo. La norma parla di "any person" e, per la Corte, non richiede un intento malevolo. Respinte anche le obiezioni sul giusto processo e sul Primo emendamento: la disputa, per i giudici, era contrattuale e non una ritorsione per le posizioni pubbliche di Anthropic. Soppesare questi rischi spetta "al Presidente e al Segretario della Guerra".

Il dissenso. Henderson ritiene che la definizione di "supply chain risk" riguardi atti ostili e ingannevoli, come mostra la storia legislativa della norma. Non coprirebbe quindi l'applicazione "onesta e dichiarata" di restrizioni d'uso da parte di un fornitore.

Il nodo con San Francisco. Il 27 agosto un tribunale federale della California aveva annullato una designazione parallela, fondata su un'altra legge (10 U.S.C. § 3252), che richiede un "avversario" e un intento malevolo. Quel giudice ha però accertato anche una ritorsione illegittima contro Anthropic, in violazione del Primo emendamento, e la mancanza del procedimento preventivo richiesto dal Quinto (ordinanza n. 26-cv-01996). Sulle questioni costituzionali, quindi, i due tribunali sono giunti a conclusioni opposte.

Sul piano della legge, invece, il D.C. Circuit dice di non avere "nessuna obiezione" alle conclusioni californiane, compresa l'assenza di cattive intenzioni di Anthropic. Le ritiene però irrilevanti per la norma del 2018, più ampia. L'esclusione resta quindi in vigore. Un portavoce di Anthropic, in una dichiarazione a CNBC riportata da The Next Web, ha detto che l'azienda valuta "tutte le opzioni, incluso un ulteriore riesame".

Perché conta

  • IMPRENDITORI: Secondo questa sentenza, le condizioni d'uso etiche di un fornitore AI possono bastare per escluderlo dagli appalti della difesa USA, anche senza alcuna malafede. Chi vende AI al settore pubblico, o a chi lavora per la difesa, deve considerare le proprie condizioni d'uso come un possibile fattore di esclusione commerciale.
  • INGEGNERI ICT / IT MANAGER: Il divieto si applica anche agli appaltatori della difesa e riguarda i modelli integrati in altre applicazioni. Chi fornisce il Pentagono deve sapere dove Claude è incorporato nei propri sistemi e pianificarne la sostituzione. Inoltre le restrizioni codificate nel modello entrano ormai a pieno titolo nella valutazione del rischio di filiera.

New York City propone dieci leggi sull'AI: kill switch, validazione esterna e multe da 25.000 dollari per violazione

La speaker del City Council, Julie Menin, ha presentato dieci proposte di legge. Per ogni sistema AI venduto o usato in città chiedono una validazione di terze parti e un comando umano di spegnimento, con multe da 25.000 dollari per ogni violazione. Secondo Menin, con uno sciame di agenti la multa si applicherebbe a ciascun agente. La prima audizione è il 5 ottobre, mentre a Washington si lavora a norme federali che potrebbero prevalere su quelle locali.

Venerdì 25 settembre la speaker del New York City Council, Julie Menin, ha presentato dieci proposte di legge sull'intelligenza artificiale (comunicato del City Council).

La proposta più ampia è l'Intro 2602, firmata dalla stessa Menin. Rende illegale commercializzare, vendere o impiegare in città un sistema AI senza una validazione di terze parti su qualità dei dati, bias, output decisionali, privacy e sicurezza. Tutti i sistemi dovrebbero inoltre avere un kill switch, cioè un comando umano in grado di spegnerli. La multa è di 25.000 dollari per ogni caso di sistema commercializzato o impiegato senza validazione, o con una validazione falsificata. Colpisce l'azienda e, se la validazione è falsificata, anche il validatore.

Il conteggio delle multe per singolo agente non compare nella sintesi ufficiale della proposta: è una lettura di Menin. A Fortune la speaker ha detto che "se c'è uno sciame di agenti, la sanzione si applica per agente".

Le altre proposte prevedono:

  • una quota delle multe riscosse ai whistleblower;
  • tutele più ampie per i whistleblower;
  • il diritto di fare causa alle aziende AI per danni prevedibili, quando terzi hanno aggirato controlli di sicurezza privi di salvaguardie ragionevoli;
  • per i fornitori del Comune e le agenzie, l'obbligo di notificare entro 24 ore gli incidenti di sicurezza AI all'Office of Cyber Command, con pubblicazione entro altre 24 ore;
  • un piano di emergenza;
  • il divieto di dichiarazioni di sicurezza false o fuorvianti;
  • regole di privacy per i chatbot;
  • un rapporto sull'impatto occupazionale degli strumenti algoritmici.

C'è poi l'Intro 504. Eletti e candidati potrebbero comunicare per iscritto ai gestori di sistemi di AI generativa che non autorizzano audio, foto o video manipolati con la loro immagine. Dopo la notifica, i gestori dovrebbero impedire agli utenti di generarli. L'obbligo non vale per i contenuti elaborati da terzi fuori dal loro controllo.

Il 5 ottobre le proposte saranno discusse dal Committee of the Whole, che riunisce tutti i 51 consiglieri. Sono stati invitati Sam Altman, Dario Amodei, Sundar Pichai, Elon Musk e Mark Zuckerberg, e il Council si riserva di usare il potere di citazione (amNewYork). Secondo le fonti di Fortune, nessuno dei cinque dovrebbe presentarsi.

Per ora si tratta solo di proposte. Secondo Fortune, la responsabilità per l'aggiramento dei controlli potrebbe scontrarsi con la Section 230. Anche il contesto federale è ostile: una task force del Dipartimento di Giustizia fa causa agli Stati che regolano l'AI, e il Colorado ha svuotato la propria legge cinque settimane dopo la causa.

Fortune prevede anche che il disegno di legge bipartisan Cruz-Klobuchar-Thune "probabilmente prevarrebbe" sulla maggior parte delle leggi statali, compreso il RAISE Act di New York. A metà settembre, però, il testo non era ancora stato pubblicato (Roll Call), quindi la portata della prevalenza resta da stabilire. Un'altra domanda è ancora aperta. Né il comunicato né Fortune chiariscono se l'impiego "in città" previsto dall'Intro 2602 comprenda i modelli usati via API da provider con sede altrove.

Perché conta

  • IMPRENDITORI: Chi vende o usa sistemi AI a New York potrebbe dover pagare una validazione esterna prima del lancio e rischiare 25.000 dollari per ogni violazione. Secondo Menin, la multa andrebbe contata per ogni agente impiegato: con le architetture multi-agente il costo potenziale crescerebbe di conseguenza. È un modello di costo e di responsabilità che altre città potrebbero copiare, ma una legge federale potrebbe prevalere.
  • INGEGNERI ICT / IT MANAGER: Kill switch umano, audit su dati, bias, privacy e sicurezza, notifica degli incidenti entro 24 ore: sono requisiti da progettare fin dall'inizio nelle architetture ad agenti. Vale soprattutto per chi lavora con enti pubblici. Conviene iniziare a censire gli agenti in produzione e le procedure per spegnerli.

OpenAI documenta prompt injection autoreplicanti che si propagano come worm tra email, file e codice

OpenAI ha addestrato il suo red-teamer automatico GPT-Red con un obiettivo esplicito: l'iniezione doveva far ripetere il payload all'agente. Ne sono uscite iniezioni capaci di ricopiarsi nelle email in uscita, nei file e nei commenti del codice. Tutto è rimasto confinato in simulazione, ma il risultato prosegue una linea di ricerca aperta dal worm Morris II nel 2024.

Il 25 settembre il team Alignment di OpenAI ha pubblicato un report dal titolo esplicito, "Self-replicating prompt injections exist". Durante l'addestramento di GPT-Red sono emerse prompt injection capaci di propagarsi da sole, come un worm informatico. La scoperta risale al 27 giugno.

GPT-Red lavora in self-play: un modello attaccante scrive prompt injection per convincere un modello difensore a compiere un'azione dannosa, e i due si addestrano a vicenda. In questo esperimento i ricercatori hanno aggiunto un obiettivo esplicito: l'iniezione doveva indurre il modello a ripetere il payload su un canale di output pubblico. A partire da quell'obiettivo, un attaccante basato su GPT-5.4-mini ha generato da solo esempi efficaci. Alcune iniezioni arrivano via email e chiedono all'agente di ricopiarle in ogni messaggio in uscita. In un esempio l'istruzione, in spagnolo, pretende una "citazione integrale" dell'email nella risposta. Altre varianti si replicano nel filesystem, camuffate da avvisi di sistema che fanno cancellare una cartella di report finanziari e riscrivere l'attacco in un file. Il report cita anche payload che si propagano nei commenti del codice, ma non ne descrive un esempio.

Un caso distinto è una falsa "nota di compattazione": l'agente la ricopia parola per parola in un file di policy del progetto. Poi, seguendone le istruzioni, toglie la scansione di sicurezza dallo script di build. Gli stili ricorrenti sono falsi chain-of-thought e falsi messaggi di tool. In una valutazione separata su Slack, con GPT-5.5 come modello vulnerabile, l'attacco è "multi-hop". Una richiesta diretta di invio sarebbe facile da riconoscere come sospetta. L'attacco guida invece il modello attraverso una serie di letture apparentemente pertinenti, finché non ripubblica il payload su altri canali.

I limiti sono chiari. I checkpoint erano interni e mai rilasciati, e secondo OpenAI "no impact was observed outside of the simulated tool calls in training and evaluation". Il report nasce dalla novità del fenomeno, non da un incidente, e non riporta tassi di successo, solo esempi qualitativi. Come contromisura OpenAI aggiungerà l'autoreplicazione agli obiettivi dell'attaccante in GPT-Red.

L'idea in sé non è nuova. Nel 2024 il paper Morris II di Cohen, Bitton e Nassi aveva già dimostrato "prompt autoreplicanti avversariali" tra assistenti email basati su RAG. Il 14 gennaio 2026 Nassi, Schneier e Brodt hanno proposto una "promptware kill chain" in cinque stadi. Nella revisione del 10 febbraio, firmata anche da Elad Feldman, gli stadi diventano sette. Gli autori contano almeno 21 attacchi documentati che ne attraversano quattro o più e chiedono una difesa in profondità. Il contributo di OpenAI è un altro. L'obiettivo della replicazione l'hanno fissato i ricercatori, ma i payload efficaci li ha generati un attaccante addestrato con RL, senza che nessuno li costruisse a mano.

Perché conta

  • INGEGNERI ICT / IT MANAGER · LLM BUILDER/DEV: Un agente con accesso a posta, repository o chat può diventare il vettore che reinfetta gli altri agenti. Servono isolamento tra strumenti, permessi minimi sulle azioni di invio e scrittura e revisione umana delle modifiche a build e CI, non solo filtri sul singolo prompt.
  • RICERCA DI FRONTIERA: Basta dare all'attaccante addestrato con RL l'obiettivo della replicazione perché trovi da solo payload efficaci, anche multi-hop. Il red teaming automatico diventa così una fonte di minacce nuove, oltre che di difese. Mancano però metriche pubbliche per misurarne la portata.

Claude calcola a nove loop l'ampiezza a sei particelle di N=4 super Yang-Mills, un loop oltre il record umano

Partendo da una sola istruzione e con aggiornamenti periodici, Fable 5.1 dentro Claude Science ha calcolato l'ampiezza esagonale planare a nove loop per due vie diverse. Ciascuna costerebbe a un utente finale 1.000-2.000 dollari. Lance Dixon ha validato il risultato, ma la funzione completa è stata calcolata una volta sola. I metodi sono noti: il merito sta nell'esecuzione affidabile.

Claude ha calcolato l'ampiezza di scattering a sei particelle (esagonale) di N=4 super Yang-Mills planare a nove loop. Lo racconta un guest post pubblicato da Anthropic il 25 settembre, firmato dal fisico e divulgatore Matt von Hippel con un'appendice di Lance Dixon (SLAC/Stanford). N=4 super Yang-Mills è una teoria "giocattolo" che si usa per mettere alla prova i metodi di calcolo. Il record precedente erano gli otto loop di Dixon e Andy Liu (2023), raggiunti per una via indiretta.

La sfida l'aveva lanciata lo stesso von Hippel il 7 agosto sul suo blog. Due fisici di Anthropic, Liam Fitzpatrick e Siddharth Mishra-Sharma, hanno dato al modello Fable 5.1, dentro Claude Science, un'unica istruzione: calcolare l'ampiezza a nove loop. Poi si sono limitati a farlo proseguire, con aggiornamenti ogni 4-6 ore. Claude ha seguito due strade, il bootstrap e l'approccio indiretto via form factor, e ha scritto il codice da zero. Il calcolo bootstrap ha usato Python e SymPy. Secondo il post, ciascuna delle due vie sarebbe costata a un utente finale 1.000-2.000 dollari, soprattutto per il lungo tempo di esecuzione di Claude. La sola componente di calcolo del bootstrap vale circa 100 dollari, l'equivalente di "96 CPU per una settimana". Il risultato era pronto a fine agosto. Dixon lo ha validato in circa due settimane, soprattutto risalendo dall'ampiezza al form factor.

La verifica ha però un limite. Le due vie concordano al livello del "simbolo" dell'ampiezza. Per la funzione completa, la pagina dei risultati dichiara che è stata calcolata una sola volta, senza una seconda computazione indipendente. Poggia inoltre su un'assunzione in più: che ogni relazione valida a livello di simbolo valga anche per la funzione.

Il post è esplicito anche sulla novità. Bootstrap, form factor e dualità antipodale sono tecniche sviluppate da ricercatori umani. Secondo von Hippel, Claude ha usato "metodi noti, con un po' più di calcolo di quanto si fosse tentato". La novità è l'esecuzione affidabile di una ricetta fragile. Per Dixon "se sbagli un qualsiasi dettaglio crolla tutto come un soufflé mal riuscito", e molti di quei dettagli non sono documentati nelle pubblicazioni.

Il risultato non è isolato. Il gruppo di Song He (Accademia cinese delle scienze) aveva già ottenuto in modo indipendente la maggior parte del risultato a nove loop con l'aiuto di GPT-6. Non si tratta di un calcolo autonomo unico: il gruppo ha ricavato il simbolo dell'ampiezza. Secondo Unite.AI il gruppo ha pubblicato i dati il 17 settembre.

Perché conta

  • RICERCA DI FRONTIERA: Un calcolo verso cui il gruppo di Dixon lavorava da anni, e che il gruppo di Song He ha quasi completato negli stessi giorni con l'aiuto di GPT-6, si può ora delegare in gran parte a un agente. Il costo stimato è di 1.000-2.000 dollari per ciascuna delle due vie. La capacità dimostrata è l'esecuzione affidabile di metodi noti, non la scoperta di metodi nuovi. Il collo di bottiglia si sposta sulla verifica, che qui resta parziale per la funzione completa.

Cognition, la società di Devin, supera 1 miliardo di dollari di fatturato annualizzato

Il run rate della società che produce l'agente Devin e l'IDE Windsurf è più che raddoppiato in circa quattro mesi, dai 492 milioni di maggio. Il dato però lo dichiara l'azienda e nessuno l'ha verificato dall'esterno.

Il 25 settembre Bloomberg ha scritto che Cognition ha superato 1 miliardo di dollari di fatturato annualizzato. Cognition è la società che produce l'agente di programmazione Devin. Bloomberg citava una persona a conoscenza dei fatti e riportava che l'azienda non aveva voluto commentare. Lo stesso giorno Cognition ha confermato il traguardo in un post sul proprio blog, dove cita tra i clienti GE Aerospace, Rivian, Rohlik ed Exa.

La crescita è molto rapida. Quando ha chiuso la Series D, a fine maggio, Cognition dichiarava un run rate di 492 milioni di dollari, con una valutazione post-money di 26 miliardi (TechCrunch). L'8 settembre ha annunciato una Series E da oltre 2 miliardi a una valutazione di 48 miliardi, guidata da Andreessen Horowitz e Accel. In quell'occasione indicava ricavi annualizzati per quasi 900 milioni. Tra gli altri clienti citati ci sono Nvidia, Citi e Mercedes-Benz (Unite.AI).

Il miliardo riguarda Cognition nel suo complesso, non il solo Devin. Nel 2025 l'azienda ha rilevato l'IDE Windsurf e a settembre di quell'anno dichiarava che l'acquisizione aveva «più che raddoppiato» il suo ARR (blog di Cognition). Quanta parte dei ricavi attuali venga da Devin e quanta da Windsurf non è pubblico.

Secondo Bloomberg, il rivale Cursor è stato acquisito da SpaceX per 60 miliardi, con un'operazione chiusa ad agosto. Nello stesso mese era circolata la notizia che SpaceX avesse sondato anche Cognition. Il CEO Scott Wu aveva però smentito quella ricostruzione, dichiarando che Cognition «is not for sale» e che le due società non erano in trattativa (TechCrunch). Nello stesso segmento lavorano Claude Code di Anthropic, Codex di OpenAI e Jules di Google.

Cosa non dice il numero. Il run rate proietta su un anno il ritmo di ricavi del periodo più recente: non misura ricavi incassati né margini. Inoltre non è certificato. Un'analisi di FourWeekMBA lo definisce «company-stated, not audited». Secondo la stessa analisi, la valutazione vale circa 53 volte i ricavi annualizzati di settembre. Sconta quindi una crescita composta che deve ancora durare. L'analisi segnala anche la doppia veste di Nvidia, che nel round è insieme investitore e cliente.

Perché conta

  • IMPRENDITORI: È un segnale che le aziende destinano budget consistenti agli strumenti di sviluppo basati su AI. Non si sa però quanto di quella spesa vada agli agenti autonomi come Devin e quanto all'IDE Windsurf. E sono numeri dichiarati dal fornitore, con multipli di valutazione intorno a 50 volte: meglio tenerne conto prima di usarli come riferimento per le proprie scelte d'investimento.
  • LLM BUILDER/DEV: In poco più di un anno due strumenti di coding molto usati, Windsurf e Cursor, sono passati di mano, rispettivamente a Cognition e a SpaceX. Chi costruisce i propri flussi di sviluppo su questi prodotti deve quindi mettere in conto che proprietà e roadmap del fornitore possono cambiare.

Microsoft rifà Copilot attorno agli agenti: Code per creare app, Autopilot persistente e lavoro agentico a consumo

Il 25 settembre Microsoft ha presentato un Copilot riorganizzato in Home, Code e Autopilot. Le funzioni di base restano incluse nella licenza per utente, mentre Cowork e il lavoro degli agenti si pagano a consumo. Mancano però le tariffe per singolo task e le date di disponibilità generale.

Microsoft ha ridisegnato Copilot attorno a tre funzioni, come spiega il blog ufficiale firmato da Jared Spataro il 25 settembre.

  • Home riunisce Chat e Cowork e integra Word, Excel e PowerPoint. I documenti si creano e si modificano direttamente nella conversazione.
  • Code permette a chi non sviluppa di creare app, dashboard e automazioni partendo da una descrizione in linguaggio naturale. Usa "la stessa tecnologia di base di GitHub Copilot" e gira in una sandbox. Arriva prima ai clienti del programma Frontier, poi in anteprima agli abbonati Microsoft 365 Premium e Pro entro fine 2026.
  • Autopilot, che prima si chiamava Scout, è un agente persistente con identità, memoria, computer e spazio di lavoro propri. Continua a lavorare anche quando l'utente non c'è. Per ora resta in anteprima privata.

Il motore di Autopilot non nasce in Microsoft. Già a giugno Microsoft spiegava che Scout si basa sulla tecnologia open source OpenClaw. Sopra quella base Microsoft aggiunge un'identità Entra governata per ogni agente, credenziali protette e accesso limitato alle risorse approvate. Per le azioni sensibili serve l'approvazione umana. Il blog di OpenClaw conferma che Autopilot prosegue su OpenClaw e che parte dei contributi di Microsoft torna al progetto.

Il codice generato gira su Copilot Managed Runtime, in anteprima, dentro il tenant Microsoft 365 del cliente. Secondo XenoSpectrum, ogni agente riceve un'identità gestita Microsoft Entra. La documentazione del runtime prevede di default un repository Git per il controllo versione. Consente però anche app senza repository, distribuite caricando un pacchetto già compilato. Questa opzione è disattivata di default e deve abilitarla un amministratore.

Cambia anche il modello di prezzo. Secondo Fortune, la licenza per utente copre la "everyday AI": chat, integrazione con Office e scelta automatica del modello. Code, Autopilot e i modelli più avanzati possono invece essere fatturati a consumo. Il blog Microsoft mette tra le funzioni a consumo anche Cowork: il fatto che stia in Home non significa che il suo uso sia incluso nella licenza. Anche le app hanno due voci di costo. Secondo la documentazione per gli amministratori, Managed Runtime consuma Copilot Credits sia per creare un'app sia per eseguirla. Le policy di spesa e le allocazioni di crediti per le due fasi si configurano separatamente. Fortune riporta che Copilot usa modelli di OpenAI, Anthropic e xAI e che la data di disponibilità generale non è stata annunciata. Come controlli di sicurezza cita permessi espliciti per gli agenti, audit log e ambienti di esecuzione isolati.

Patrick Moorhead, di Moor Insights & Strategy, precisa che il consumo si paga in Copilot Credits da un centesimo l'uno. Microsoft però non ha pubblicato quanti crediti consumano Autopilot e Code. Secondo Moorhead, Microsoft autorizza sconti del 30-50% sulla licenza ai grandi clienti che si impegnano sul consumo. I servizi a consumo restano spenti finché un amministratore non crea una policy di spesa. Nella sua lettura Microsoft ha il modello di business e la governance giusti. Non ha però ancora dimostrato che i clienti possano prevedere la bolletta né che gli agenti svolgano bene il lavoro. Moor Insights dichiara di avere Microsoft tra i propri clienti.

Perché conta

  • LLM BUILDER/DEV: Code e Managed Runtime portano la creazione e l'hosting di app interne dentro il tenant Microsoft 365, anche per chi non sviluppa. L'ambiente offre sandbox, identità Entra e controllo versione Git. Chi sviluppa dovrà decidere se competere con queste app o governarle, e dovrà gestire le app nate fuori dall'IT (shadow IT) e il loro ciclo di vita.
  • IMPRENDITORI: Accanto alla licenza per utente arriva un costo a consumo per Cowork e per il lavoro degli agenti. Microsoft non pubblica ancora quanti crediti consuma ogni task. Prima di attivare Cowork, Autopilot o Code conviene fissare budget e policy di spesa, tenendo separati i crediti per creare le app da quelli per eseguirle. Gli sconti sulla licenza vanno trattati pensando all'impegno di consumo chiesto in cambio.

GitHub Copilot app: sandbox locale per gli agenti in public preview ed export OpenTelemetry gestito dall'enterprise

La Copilot app di GitHub ora può eseguire in una sandbox del sistema operativo i comandi lanciati dagli agenti, limitandone l'accesso a file, rete e credenziali. Può anche inviare l'attività degli agenti ai sistemi di monitoraggio aziendali via OpenTelemetry. La sandbox però è ancora in anteprima ed è disattivata di default.

Nel riepilogo settimanale del 25 settembre GitHub raccoglie due novità della Copilot app pensate per chi porta gli agenti di coding in azienda.

Sandbox locale (public preview). Dal 23 settembre la Copilot app può eseguire dentro una sandbox del sistema operativo gli strumenti che un agente invoca, per «ridurre il potenziale impatto di comandi non intenzionali». Lo fa limitando l'accesso a file, risorse di rete e credenziali. Si configura per progetto su tre fronti: cartelle in lettura/scrittura, in sola lettura o negate; internet in uscita e rete locale; credenziali Git per le operazioni HTTPS e credenziali della GitHub CLI. Il comportamento è fail-closed: se il sistema operativo non riesce ad applicare la policy, la shell si ferma con un errore invece di girare senza protezione.

Ci sono però dei limiti precisi. Secondo la documentazione, la funzione è disattivata di default: finché resta spenta, i comandi degli agenti girano con gli accessi dell'utente, come osserva anche un'analisi di byteiota. Una volta attivata, la policy predefinita limita l'accesso ai file al workspace. Lascia però aperte internet e la rete locale, e rende disponibili le credenziali Git e della GitHub CLI finché la policy non le restringe: così non si bloccano l'installazione di dipendenze, i push e le pull request.

Ci sono poi alcune eccezioni. Su Linux l'impostazione della rete locale non può controllare in modo indipendente i processi avviati, come i comandi di shell e i server MCP o LSP locali: vale solo per le operazioni interne all'app, come le richieste web e le connessioni MCP remote. Quando uno strumento viene bloccato, l'app può proporre di eseguirlo una volta fuori dalla sandbox o di disattivarla per la sessione. Un amministratore enterprise può impedire questo bypass con le impostazioni gestite. Infine, la sandbox vale solo per le sessioni locali, non per quelle in cloud o su host remoti. La sua configurazione è inoltre separata da quella della Copilot CLI, che ha una propria sandbox locale in preview da giugno.

OpenTelemetry. Dal 22 settembre gli amministratori enterprise possono configurare la proprietà telemetry in managed-settings.json per esportare l'attività degli agenti (chiamate ai modelli e uso degli strumenti) verso il proprio backend. Di default, come precisa la documentazione enterprise su OpenTelemetry, i dati escludono prompt, risposte e anche gli argomenti degli strumenti. Le tracce descrivono quindi il flusso delle azioni, ma non costituiscono di per sé un registro dei comandi eseguiti e dei contenuti usati. La cattura di questi dati si può attivare, con il rischio di raccogliere informazioni sensibili. La Copilot app si allinea così a VS Code e CLI, che hanno l'export gestito da luglio.

Nello stesso rilascio arrivano anche:

  • VS Code 1.139, con agenti nei Dev Container via SSH, Tunnel e WSL;
  • in JetBrains, approvazioni assistite (le chiamate a basso rischio vengono auto-approvate) e la possibilità di modificare i messaggi precedenti riavvolgendo conversazione e file;
  • il cambio di modello a metà conversazione in Slack e Teams.

Perché conta

  • INGEGNERI ICT / IT MANAGER: La telemetria OpenTelemetry impostata centralmente porta l'operato degli agenti nei sistemi di monitoraggio, ma di default senza argomenti degli strumenti né contenuti. Per un vero audit dei comandi va abilitata esplicitamente la cattura, valutando i dati sensibili. La sandbox, a sua volta, limita rete e credenziali solo se l'azienda la attiva, ne rende più severa la policy e blocca il bypass fuori sandbox tramite le impostazioni gestite.
  • LLM BUILDER/DEV: Chi usa gli agenti in locale può isolarne i comandi per progetto senza rinunciare ai flussi Git abituali. Deve però mettere in conto tre limiti: la protezione non copre le sessioni cloud o remote, su Linux la rete locale non è filtrata per shell e server MCP/LSP locali, e le configurazioni di app e CLI sono separate.